RASSEGNA STAMPA

“Nel visitare la mostra di Carlo Pazienza sono stato colpito dalla qualità delle opere e dal talento dell'artista. Il primo sentimento che mi viene alla mente è di trovarmi davanti ad opere eseguite da un artista confermato da una lunga esperienza. Per cui è stato per me un'altra sorpresa scoprire un giovanissimo talento e ciò conferma il detto francese la valeur n’attende pas du nombre des années. Riprendendo la mia visita e osservando attentamente ogni dettaglio, ho scoperto non solo un'artista dalla tecnica sicura ma anche di grande spirito intellettuale con soggetti che ispirano riflessioni filosofiche, lasciando ampio spazio d'interpretazione personale ad ogni visitatore attento.”

Enrico Palmieri
Presidente dell'associazione culturale franco italiana
“Le Rondini Pugliesi”

"Essenze. Immagini vivide e taglienti capaci di rimanere impresse nella memoria visiva come lumi e fuochi al crepuscolo. Fortissima la carica emotiva che Carlo Pazienza rivela e riesce ad imprimere nelle sue sculture in terracotta.
Infinita la serie di particolari che trasudano le sue opere: una serie di soggetti che per sensibilità e gusto scultoreo non mancano mai di emozionare lo spettatore. Il mito, la vita e la religione sono raccontati da Pazienza secondo le ineffabili sfumature di colore che le diverse lavorazioni creano sulla creta.
Riduttivo definire vive le sue opere, spesso, sormontate e fuse in linee dinamiche (Alfeo e Aretusa su tutti) di rara potenza espressiva. Piccole sorprese nascoste, che non aspettano altro che essere rivelate allo spettatore in un gioco che si rincorre da un soggetto all’altro all’interno di ogni scultura. Che si tratti di una dolcissima scena di Maternità o dell’ideale ponte invisibile che unisce Passato e Futuro nel Presente la personale di Pazienza risulta estremamente godibile, lasciando intuire, inoltre, le capacità di un artista dotato di chiavi per raggiungere cuore, anima e mente."

Domenico De Felice
Giornalista

“Le sculture di Carlo Pazienza sono molto espressive. Belli i ritratti, nel complesso tutte le creazioni si elevano alla sfera dell'Arte autentica.”

Giuseppe Gioioso
Pittore

“Se da piccoli trovavamo difficile modellare la cera pongo o il das, e adesso invidiamo ogni forma d'arte fatta con le mani, proviamo a pensare alla scultura, alla scultura fatta con la creta. Di certo di queste nostre difficoltà non possiamo parlarne a Carlo Pazienza, un giovane artista che fa della creta il soggetto delle sue opere, esposte alla Galleria d'Arte Moderna -L. Schingo-. La scultura se fatta con amore fa emozionare, ma se fatta anche con bravura e con un pizzico di religiosità, fa incantare. Dal surrealismo alla mitologia, la creta modellata a mano o con stecche di legno, dà vita a composizioni davvero uniche e plastiche in cui è compito dell'esecutore mettere in rilievo le parti più chiare e levigate o quelle patinate e grezze del materiale. Carlo Pazienza raffigura soggetti mitologici, come il mito di Dafne e Prometeo, temi sacri e francescani, come Padre Pio, la Natività, Cristo morto; le figure composte sono lavorate attentamente ed in modo dettagliato in ogni singolo particolare per rappresentare immagini di epoche classiche e moderne come per esempio la concezione surrealista del pensiero imprigionato nella mente ed incapace di uscire e di essere esposto. Un grande talento dunque quello dell'artista Pazienza, che all'inaugurazione della sua mostra ha riscosso un meritato successo nella provincia foggiana.”

Articolo pubblicato sul settimanale Viveur n.44

“... le sculture in terracotta modellate a tutto tondo portano ancora i segni delle sue mani. Le sculture in mostra (Padre Pio, Prigioni, Natività, Vita, Cristo morto, Passione, ecc.) dotate di vibrante forza plastica, sono trasposizioni naturali offerte dall'inconscio espressivo dell'Artista Pazienza che plasma con volumetria prospettica le proprie sensazioni recondite, mediante una scomposizione di pieni e di vuoti, affinché le risultanti siano espressione compiuta di una realtà che deve intendersi come un'artistica analisi delle forme, che danno respiro ad un'altra realtà misteriosa del conoscibile. Una rassegna scultorea da non perdere, che offre il meglio dell'anima e del carattere geniale del nostro Artista...”

Articolo pubblicato sul periodico d'informazione
“La Gazzetta di San Severo” n.22

“Carlo Pazienza, giovane architetto, ma artista con un bagaglio di esperienze non comune per la sua età, ha allestito una sua personale di scultura nella Galleria -L. Schingo-. Le opere esposte son tutte terrecotte di piccole e medie dimensioni, la qual cosa, come ben si comprende, ha richiesto una grande abilità tecnica, quasi da orafo, per poter rappresentare compiutamente in spazi ristretti temi anche complessi, per risvolti psicologici da leggersi al di là di una facciata apparentemente attenta alla sola resa estetica. Lavori preziosi come gioielli, dunque, che farebbero interessante e di prestigio qualunque vetrina espositiva di una casa di alto livello e – perché no? – di un museo di arte moderna. Lavori che sono il risultato di un percorso formativo che prese l'aire fin dai primi anni di vita del Nostro, che già a dieci anni frequenta l'atelier dello scultore Matteo Germano e sotto la sua guida partecipa, a soli quindici anni, alla sua prima collettiva. L'iter formativo di un artista, al pari di quello di un qualunque professionista ed anche di un comune artigiano, si sa, non finisce mai, e non basterebbe una vita anche lunghissima perché si possa dire credibilmente di non aver necessità d'imparare altro per ottimizzare ulteriormente la propria attività; ciò nonostante, i risultati che attraverso la mostra abbiamo visto ormai raggiunti cancellano di Pazienza l'immagine dell'enfant prodige e ce la rimandano come artista ormai maturo, un artista che può anche vantarsi di non aver mai ceduto a mode; mai seguito i cosiddetti grandi maestri che tanto affanno procurano agli imbonitori televisivi o delle case d'aste, i quali arrancano penosamente, si dilungano in vaniloqui nel tentativo di dare significato ad opere che significato non hanno; mai pedissequamente legato a stilemi che fanno la gioia dei beceri mercanti d'arte. Dopo aver assimilata ed esperita la lezione dei veri maestri della scultura e della pittura del secolo da poco tramontato (evidente e positiva nelle sue opere è l'ascendenza ora di pittori quali, ad esempio, De Chirico o Dalì o Sassu, ora di scultori come Messina o Marini o Manzù), ma con un occhio rivolto a prodotti realizzati in periodi ancora più remoti, come quelli che videro attivarsi i demiurgi della cosiddetta arte classica, cioè quella greca, esaltata ed emulata dai Romani ed in seguito riportata in auge dagli uomini colti del Rinascimento, Pazienza ha fatto la sua scelta ed ha definito il suo stile. Uno stile, come è pure mia convinzione, che si concilia perfettamente con la sua sensibilità artistica, tesa a rendere visibile, fruibile e godibile la bellezza del corpo umano, la sensualità come forza promotrice di vita e che, contemporaneamente, bene si adatta ad esprimere tematiche afferenti campi che trascendono la materia, e l'effimero che rappresenta per sua intrinseca essenza, e che attengono, invece, a pulsioni di altissima spiritualità: si veda, ad esempio, quanto pathos è racchiuso nel suo Christus Patiens, nel Gesù crocifisso, l'Uomo-Dio piegato e appeso ad un legno per aver insegnato ad amarci l'un l'altro, o nel volto d'ineffabile dolcezza di San Pio da Pietralcina che, per essere vissuto alla sequela di Cristo, tutti ha amato e per tutti si è offerto in olocausto. Di grande fascino, per la sua classica perfezione, è la raffigurazione tridimensionale di una 'Venere allo specchio': un corpo muliebre giovane, attraente e levigato alla maniera dei ceramisti, reso vivo e vibrante da movenze eleganti, morbide e sensuali, che si rimira ancora una volta allo specchio per riscoprirsi bella. 'I due amanti' è pure opera che ha attratto moltissimo i visitatori, vuoi per gli splendidi corpi ignudi dei due protagonisti, vuoi per l'alquanto misteriosa presenza di una imponente statua di leone che troneggia su di un piedistallo. Il senso di questa scultura, il suo messaggio (criptico se d'acchito, se ricercato frettolosamente) potrebbe riassumersi in una rappresentazione raffinata di un idillio che si consuma in un'atmosfera di sapore arcadico. Ad una analisi più attenta, invece, l'opera si configura ad un rito che ha del pagano, avente per officianti gli stessi amanti e celebrato per inneggiare alla potenza feconda e per tutti ineludibile della Natura, simbolicamente rappresentata dal possente leone. Da mozzafiato è il 'Prometeo', il mitico titano figlio di Giapeto e di Climene, qui riprodotto secondo la sua iconografia canonica, che lo vuole legato ad una roccia e con un'aquila che gli rode di continuo il fegato. Il gigante punito per aver favorito gli uomini è fermato nell'atto di tendere spasmodicamente ad uno ad uno tutti i suoi muscoli per lenire il dolore provocatogli dalla famelicità dell'aquila, mentre dalla sua bocca spalancata fin quasi a lussarsi sembra farsi strada un urlo belluino. Particolarmente densa di significato è la scultura che raffigura un bambino che toglie una bella maschera ad un uomo, scoprendo in tal modo un volto amorfo, dai lineamenti appena digrossati, che assurge così ad emblema del diffuso desiderio di apparire per ciò che non si è, per nascondere un vuoto di cultura, di umanità e di tanto altro. Un vuoto coperto di mistificazioni e posto in alto, ma a sorreggerlo non vi è che una colonna fatta di fumo. Che dire poi di molte altre opere esposte? Ci sarebbe ancora molto per chi la mostra non l'ha vista, per chi si è perso i due cavalli che si battono a colpi di morsi, altri cavalli, in tanti e su altra composizione, colti in furiosa corsa (Sassu docet). E termino qui, dopo essermi dilungato nella descrizione più di quanto mi è stato necessario farlo quando ho avuto il grato compito di presentare e dichiarare aperta la mostra in fabula. In detta occasione, infatti, alla presenza delle opere del Nostro, un lungo discorso, oltreché annoiare, sarebbe risultato superfluo, inopportuno, e nulla avrebbe tolto alla comprensione l'eventuale mio silenzio, poiché l'arte, quella vera, sostenuta da buona scuola, ottima tecnica e innata predisposizione artistica, non ha bisogno di parole, ma solo di attenzione, per recepire messaggi, di facile accesso o complessi, ma sempre e comunque frutto di autentica ispirazione, che l'Autore intende diffondere attraverso le sue opere.”

Roberto Pasquandrea
Ispettore onorario della Soprintendenza alle Belle Arti per la Puglia
Articolo pubblicato sul periodico d'informazione
“Corriere di San Severo” n.801

“... giovane architetto (ha solo ventott'anni) il sanseverese Carlo Pazienza non è nuovo ad esperienze artistiche. La scultura è la sua passione, tanto che ha esordito nel mondo dell'arte partecipando a una collettiva a soli quindici anni...”

Articolo pubblicato sul settimanale Viveur n.43

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